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N W ECOSOCIETA - ComunitÓ contro la globalizzazione

COMUNITA' CONTRO LA GLOBALIZZAZIONE 
di Helena Norberg-Hodge, Direttore, ISEC

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La società d’oggi è di fronte ad una scelta tra due percorsi divergenti. Il percorso seguito dai governi e dalle industrie conduce verso una società sempre più globalizzata. La distanza tra produttori e consumatori continuerà a crescere. L'altro percorso è stato costruito dalla base, e conduce verso forti economie locali in cui le distanze tra il produttore ed il consumatore sono accorciate. Credo che spostandoci in direzione di quest’ultimo, può essere uno dei modi migliori per risolvere tutta una serie di gravi problemi sociali e ambientali, passando, dai crescenti tassi di criminalità e violenza, all'effetto serra. Questo può sembrare assurdamente semplicistico, ma si tratta di una convinzione basata sulle osservazioni a lungo termine di società su diversi livelli di dipendenza dall'economia mondiale – partendo dalla fortemente industrializzata America, alla Svezia socialdemocratica, alla Spagna rurale, e soprattutto, dall’osservazione de Ladakh, una cultura tradizionale del Plateau tibetano.

Quando per la prima volta arrivai a Ladakh,  le macro-economie occidentali ancora non erano ancora giunte, e l'economia locale era ancora radicata nel proprio territorio. Produttori e consumatori erano strettamente legati entro una comunità economica di base. Due decenni di sviluppo in Ladakh, tuttavia, hanno portato ad una serie di cambiamenti fondamentali, il più importante dei quali è forse il fatto che le persone sono ora dipendenti da cibo ed energia provenienti da migliaia di chilometri di distanza. Vale la pena di osservare gli effetti di questa crescente distanza tra produttori e consumatori, per fare considerazioni sul nostro futuro.

Il percorso verso la globalizzazione dipende dai continui investimenti dei governi. Esso richiede la costituzione di una grande infrastruttura industriale, compresa la costruzione di strade, impianti per le comunicazioni di massa, impianti energetici e scuole specializzate per l'istruzione. Tra le altre cose, questa infrastruttura, fortemente sovvenzionata, consente di vendere le merci, prodotte su larga scala e trasportate per lunghe distanze, a prezzi artificialmente bassi, in molti casi a prezzi inferiori rispetto alle merci prodotte localmente. Il governo indiano, oltre a costruire strade, scuole e impianti energetici ne Ladakh, sta trasferendo cibo “sovvenzionato” dal granaio dell’India, il Punjab, alla regione tibetana.

L’ economia locale de Ladakh - che ha fornito sufficiente cibo per il suo popolo per 2000 anni - è ora invaso da prodotti di aziende industriali situati sull’altro lato dell’Himalaya. Il cibo in arrivo a tonnellate con i camion è più conveniente dei prodotti alimentari coltivati a cinque minuti di distanza e venduti nel locale bazar. Per molti abitanti de Ladakh, non è più conveniente continuare con l'attività agricola.

Ne Ladakh questo stesso processo colpisce non solo il cibo ma tutta una gamma di prodotti, dagli abiti agli utensili per la casa, fino ai materiali da costruzione. Le merci importate da lontane parti dell’India, possono spesso essere prodotte e distribuite a prezzi inferiori rispetto alle merci prodotte localmente - di nuovo, a causa di un’infrastruttura industriale fortemente sovvenzionata. Il risultato finale di tutti questi trasporti a lunga distanza di beni sovvenzionati, è il costante smantellamento dell’economia locale de Ladakh, e con esso, la comunità locale che era una volta legata da vincoli di interdipendenza.

Questa tendenza è aggravata da altri cambiamenti che hanno accompagnato lo sviluppo economico. Tradizionalmente, i bambini imparavano i lavori della fattoria da parenti e vicini, ora sono collocati in scuole di stile occidentale che li prepara per i posti di lavoro specializzato in un’economia industriale.

 Ne Ladakh, questi posti di lavoro non sono molti, e dato che molti agricoltori non possono più esercitare il loro lavoro, il numero dei disoccupati aumenta e con ciò, in modo esponenziale, la concorrenza gli uni con gli altri per quei pochi posti di lavoro disponibili. In più, il corso dell'economia, una volta controllata a livello locale, è maggiormente dominato dalle leggi di un mercato lontano e da anonime burocrazie. Il risultato è stata una crescente insicurezza e competitività – che ha condotto anche a conflitti etnici - tra una volta sicura e cooperativa comunità di persone. Improvvisamente, sono apparsi una serie di problemi sociali connessi, quali la criminalità, la disgregazione delle famiglie, e i senzatetto. E da che gli abitanti de Ladakh si sono separati dalla terra, hanno perso la loro consapevolezza dei limiti delle risorse locali. L'inquinamento è in aumento, e la popolazione sta crescendo a tassi insostenibili.

Gli economisti convenzionali, naturalmente, negano questi impatti negativi, che non sono così facilmente quantificabili come le transazioni monetarie, le quali costituiscono l'obiettivo dello sviluppo economico. Anzi, essi sostengono che le regioni come il Punjab godono di un 'vantaggio comparativo' con Ladakh nella produzione alimentare, e che ciò ha uno scopo economico per il Punjab, il quale si specializza nella coltivazione di prodotti alimentari, mentre Ladakh è specializzata in qualche altro prodotto, e ciascuno dei due commercia con l’altro. Ma quando le merci prodotte lontano sono fortemente sovvenzionate, spesso in modo nascosto, non si può davvero parlare di un vantaggio comparativo, o di 'libero mercato', o di ‘libera concorrenza nel fissare i prezzi', o ad un qualsiasi altro principio cui gli economisti e i pianificatori economici si appellano per giustificare i cambiamenti. In realtà, dovremmo invece parlare del vantaggio sleale di cui i produttori industriali godono, grazie a un’infrastruttura fortemente sovvenzionata orientata alla produzione centralizzata e su larga scala.

I cambiamenti che si sono verificati in questa remota regione dell’Himalaya, fanno parte dello stesso processo che ha interessato l’Occidente, anche se qui il fenomeno è in corso da molto più tempo ed è andato molto oltre. Si tratta di una tendenza cui ho assistito in Europa nel corso degli anni con l'espansione del mercato comune, e in America, dove da lungo tempo si ritiene che 'grande' corrisponda a migliore. Trilioni di dollari sono stati spesi in tutto il mondo industrializzato per la creazione di autostrade e infrastrutture di comunicazione che facilitano il trasporto su lunghe distanze. Ancora di più è stato speso per l'istruzione altamente specializzata, che rende possibile e promuove le tecnologie industriali, dalle comunicazioni via satellite alla ricerca sull’energia, la chimica  e l'agricoltura intensiva.

Negli ultimi dieci anni, ingenti somme versate dai contribuenti sono state spese per la ricerca sulla biotecnologia, con l'obiettivo di consentire il trasporto del cibo a sempre maggiori distanze, facendo ricorso a dosi sempre più grandi di pesticidi, e in ultima analisi, per produrre senza la fastidiosa presenza degli agricoltori. I numerosi sussidi offerti ai grandi produttori ed esperti di marketing producono l’effetto di uno ‘svantaggio sleale’,  rendendo impossibile per le famiglie di agricoltori di competere con le industrie agro-alimentari, per il piccolo negoziante di competere con i grandi supermercati, o per qualsiasi piccolo produttore di competere con le società che possono essere collocate ovunque i costi di produzione sono più bassi.

Alle grandi imprese di produzione sono dati ulteriori vantaggi dalle politiche che promuovono il 'libero scambio'. La premessa di base, come gli accordi commerciali di Maastricht, GATT e NAFTA, è che staremo tutti meglio se continueremo ad aumentare la distanza tra produttori e consumatori. Di conseguenza, i mercati spagnoli vendono burro danese, mentre i negozi danesi vendono burro prodotto in Francia, l’Inghilterra esporta frumento tanto quanto ne importa, in media una libbra di cibo viaggia in America per 1500 miglia prima di raggiungere il tavolo della cucina, e il totale delle distanze per il trasporto degli ingredienti di un barattolo di yogurt tedesco è di oltre 1000 miglia, nonostante siano tutti disponibili entro 50.

I governi di tutto il mondo, senza eccezione, stanno promuovendo tali tendenze nella convinzione che le loro economie in difficoltà troveranno cura nell’aprirsi alla globalizzazione economica. Ironia della sorte, queste politiche minano non solo l'economia delle comunità locali e regionali, ma anche quella degli Stati-nazione che tanto zelantemente le promuovono.

Oggi, la mobilità dei capitali significa che il vantaggio comparativo goduto una volta dagli Stati o dalle regioni, è stato usurpato da società transnazionali, le quali sono nella posizione migliore per prendere 'indebito vantaggio' dal libero commercio e dalle molte sovvenzioni nascoste nelle infrastrutture industriali finanziate pubblicamente. Il risultato globale è stata la disoccupazione, l'erosione delle comunità, un’accelerazione nel depauperamento delle risorse naturali, la distruzione dell'ambiente, e l'ulteriore centralizzazione del potere politico ed economico da parte delle grandi imprese transnazionali.

Ma, come ho detto all'inizio, vi è un percorso alternativo, una significativa tendenza contrastante che, nonostante la mancanza di sostegno da parte dei governi o dell'industria, continua a prosperare. In tutto il mondo, soprattutto nei paesi industrializzati, un numero crescente di persone sta riconoscendo l'importanza di sostenere l'economia locale. E all'interno di questa tendenza controcorrente, i tentativi di collegamento degli agricoltori e dei consumatori sono della massima importanza.

Qualcosa chiamata Comunità di Supporto all’Agricoltura (CSA) si sta diffondendo nel mondo - dalla Svizzera, dove per la prima volta è comparsa, 25 anni fa, al Giappone, dove il movimento coinvolge molte migliaia di persone. Senza il sostegno di alcuno, le persone stanno spontaneamente attuando l'idea delle CSA con successo. In America, dove tutti, eccetto il 2% della popolazione, sono già stati cacciati dalle terre, il numero delle CSA è salito da due nel 1986 a 200 nel 1992, ed è oggi vicino a 1000. Significativamente, in un paese in cui i piccoli agricoltori legati al sistema industriale continuerà a fallire ogni anno ad un ritmo allarmante, non un singolo CSA negli Stati Uniti ha fallito per motivi economici.

Una vicinanza più stretta dei produttori ai consumatori ha un incredibile numero di implicazioni positive. Forse la più significativa di queste è che in tal modo si ricostruisce una vera e propria comunità.

Una comunità si basa su una stretta connessione tra le persone, e una migliore comprensione della loro dipendenza di uno dall’altro. Come tutti possono vedere, quando si visita un piccolo negozio in un villaggio, le persone si conoscono a vicenda e parlano l'uno con l'altro. Gli agricoltori che vendono al vicino negozio - e conoscono le persone che acquisteranno i loro prodotti - sono di gran lunga meno propensi ad introdurre sostanze chimiche tossiche nelle loro colture. Inoltre, le persone che conoscono l’agricoltore che produce il loro cibo sono maggiormente disposte ad aiutarlo nei momenti difficili, come è accaduto nel caso della CSA del Kentucky, in cui la popolazione ha contribuito al raccolto dopo una prima gelata.

Il forte senso di comunità che deriva da una più stretta connessione tra il produttore ed il consumatore ha importanti benefici psicologici. La mia esperienza ne Ladakh, così come la ricerca qui in Occidente, rende chiaro che l'aumento della criminalità, della violenza, della depressione, anche dei divorzi, è in grande misura conseguenza della distruzione delle comunità. Inoltre, i bambini crescono con un senso di connessione alla terra e alle persone che li circonda, in altre parole, i bambini inseriti in una comunità crescono con un senso più forte di autostima e sana identità.

Dal punto di vista ambientale, i vantaggi delle CSA sono enormi. Le forze all'interno del sistema industriale che inducono gli agricoltori a praticare le monoculture sono invertite, dal momento che le aziende agricole CSA hanno bisogno di coltivare una vasta gamma di prodotti per soddisfare le esigenze dei loro membri. In altre parole, le CSA portano ad un aumento della biodiversità, in quanto i consumatori hanno bisogno di una diversa gamma di prodotti, a differenza del cibo distribuito su larga scala che si basa su massicce forniture delle monoculture. E quasi tutti i consumatori che hanno la possibilità di comunicare direttamente con gli agricoltori che producono il loro cibo, mettono in chiaro che preferiscono una riduzione della quantità di sostanze chimiche nel loro cibo, inducendo così il mercato a adottare pratiche che siano benefiche piuttosto che dannose per l’ambiente.

La scelta potrà essere fatta tra le varie verdure cresciute nelle condizioni ambientali locali, conservando così il loro sapore e valore nutritivo, piuttosto che con le merci che devono sopportare i rigori di un trasporto a lunga distanza o la loro conformità alle norme del supermercato - i cetrioli non hanno bisogno di essere perfettamente dritti, né le mele perfettamente rotonde. L'assenza di imballaggio significa una consistente riduzione di un’enorme quantità di rifiuti non riutilizzabili nè biodegradabili, che ogni giorno è gettato in discariche di rifiuti in tutto il mondo. Nello stesso tempo, una distanza di trasporto breve significa una riduzione dell'uso di combustibili fossili, meno inquinamento e una quantità minore di gas a effetto serra rilasciati nell’atmosfera.

Il movimento costituito dalle Comunità di Supporto all’Agricoltura ha fornito un reale impulso per accorciare le distanze tra produttore e consumatore. Ma il progresso durevole richiederà cambiamenti anche a livello politico. Il vantaggio sleale ora dato ai grandi produttori ed esperti di marketing continua a minacciare il successo di tutti i tipi di imprese ed iniziative – compresi le CSA. Le economie nazionali e le comunità locali per prosperare hanno bisogno di ridisegnare le politiche del 'libero commercio', politiche che attualmente favoriscono i produttori delle imprese transnazionali; è necessario invece puntare a un migliore equilibrio tra il commercio a lunga distanza e la produzione locale, regionale e nazionale. Cosa più importante, abbiamo bisogno di tassare l’energia adottata per la produzione e il trasporto delle merci. Dovremmo anche criticamente formulare questioni sulle sovvenzioni dirette e indirette delle infrastrutture per il trasporto e la produzione industriale su vasta scala. Dobbiamo opporci ai governi che sostengono le biotecnologie e le altre a rischio ambientale, e le tecnologie che distruggono i posti di lavoro.

Infine, dobbiamo promuovere attivamente i collegamenti tra i produttori e i consumatori - un processo che può iniziare fin d’ora, pubblicizzando l'incredibile beneficio sociale e ambientale delle CSA. Possiamo dire onestamente alla gente che mangiare cibi freschi e deliziosi può essere uno dei modi più efficaci di salvare il mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Creation date : 14/10/2008 @ 13:23
Last update : 24/06/2010 @ 20:06
Category : N W ECOSOCIETA
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