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N W ECOCULTURA - E' il 2010, l'anno della biodiversitą

E’IL 2010,  L’ANNO DELLA BIODIVERSITA'

di Daniele Di Stefano da Terra di domenica 10/01/2010 

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«Gli obiettivi di riduzione della perdita di biodiversità non sono quelli che avevamo sperato. La Red List delle specie minacciate da estinzione dimostra che il fenomeno avanza con intensità immutata» 

«Gli obiettivi di riduzione della perdita di biodiversità non sono quelli che avevamo sperato. La Red List delle specie minacciate da estinzione dimostra che il fenomeno avanza con intensità immutata». Il giudizio amaro di Craig Hilton-Taylor, uno dei responsabili dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn, la maggiore autorità mondiale in materia), chiarisce l’importanza di questo 2010, che l’Onu ha voluto Anno internazionale della biodiversità, e le cui celebrazioni si aprono domani a Berlino. 
 

Proprio il 2010, infatti, era stato scelto come tappa chiave per raggiungere i target fissati a Rio de Janeiro con la Convenzione sulla diversità biologica (1992). Una tappa sciupata, dunque: «Speriamo - augura Hilton-Taylor - che l’Anno internazionale della biodiversità porti un cambio di rotta». 
Che l’erosione della diversità biologica sul Pianeta non sia arretrata è un fatto. Il Red data book dell’Iucn, il più esteso inventario sullo stato di conservazione delle specie, non lascia dubbi: di quasi 4.400 specie di mammiferi, l’11% è minacciato, come il 37% degli ungulati (cervi, antilopi, rinoceronti, cammelli) e addirittura la metà delle specie di primati rischia l’estinzione. Gli uccelli che migrano tra Europa, Medio Oriente e Africa sono diminuiti del 40% negli ultimi 30 anni, riferisce l’ultimo State of the World’s birds di BirdLife international. Su 270mila specie di piante, 33mila sono sul punto di sparire.
 
In Italia, come si legge nel rapporto ministeriale sullo stato dell’ambiente, versa in condizioni inadatte o pessime il 30% degli habitat di interesse  comunitario. Stesso destino per il 33% delle piante, il 55% degli anfibi, il 66% di pesci e mammiferi, e addirittura il 75% degli invertebrati. Eppure il nostro patrimonio biologico è eccezionale, con un terzo della fauna europea e più della metà delle specie di piante del continente: a minacciarlo sono la cementificazione, i mutamenti climatici, l’inquinamento dell’aria e delle acque, le piogge acide, l’introduzione di specie aliene. Ma quanto vale la biodiversità? Uno studio dell’Enea riferisce di stime secondo cui il 40% dell’economia globale - un ordine di grandezza di trilioni di dollari all’anno - sarebbe basata su prodotti o processi biologici: l’agricoltura in primo luogo, e poi i servizi ecologici, il legname, la pesca, i farmaci, il turismo verde. 
Federparchi cita uno studio del Teeb (The economics of ecosystems and biodiversity) secondo cui lo stoccaggio del carbonio atmosferico nelle foreste protette garantisce, alle latitudini dell’Italia, benefici quantificabili in oltre 700 dollari per ettaro: quasi 600 milioni di dollari complessivi per il nostro Paese. 
 
Sempre Federparchi stima per un metro quadro di prateria di posidonia un valore - in termini di produzione di ossigeno, assorbimento di carbonio e soprattutto di protezione delle coste dall’erosione - superiore ai 2.000 euro l’anno.
 

Mancato l’appuntamento col 2010, cosa farà il pianeta? «Dobbiamo fissare target più ambiziosi per salvare la varietà biologica sul pianeta - proclama il presidente dell’Iucn, Ashok Khosla, sull’ultimo numero di Nature - dobbiamo conservarla così come è oggi. Solo con obiettivi ambiziosi si può evitare il catastrofico declino della varietà delle forme di vita sulla Terra».  


 

 

 


Data creazione : 24/06/2010 @ 12:46
Ultima modifica : 24/06/2010 @ 12:46
Categoria : N W ECOCULTURA
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